Le Strade che uniscono: un percorso di memoria, arte e condivisione a Nuoro

Insieme per camminare, riflettere e riscoprire il valore profondo dell'incontro. È stato questo lo spirito dell'iniziativa organizzata a Nuoro nell'ambito del progetto "Le strade che uniscono", naturale proseguimento di un percorso didattico e sociale di ampio respiro che ha visto impegnate le classi V I e V P del Liceo Scientifico e Linguistico "Enrico Fermi" di Nuoro, accompagnate dalle docenti Luisa Ladu, Maria Lucia Deiana e Teresa Mattu. Un'iniziativa resa possibile grazie alla disponibilità e sensibilità della Dirigente Scolastica, prof.ssa Mariantonietta Ferrante, che ha accolto la proposta, consentendone e supportandone lo sviluppo.
Un percorso straordinario che dimostra come la scuola possa superare le mura dell'aula e farsi strumento vivo di inclusione, ascolto e crescita umana. L'iniziativa accompagna i soci della cooperativa nel loro cammino di reinserimento, offrendo un'opportunità concreta di riscatto e partecipazione attiva alla vita della comunità. Momento centrale della giornata è stato un cammino condiviso tra le vie cittadine: una passeggiata speciale che ha trasformato lo spazio urbano in un luogo aperto al dialogo e all'integrazione. In questo viaggio, la memoria locale — dai luoghi letterari di Grazia Deledda e Salvatore Satta fino all'arte custodita allo Spazio Illisso — smette di essere un semplice ricordo del passato per diventare un ponte reale tra generazioni e storie di vita diverse.
Un contributo fondamentale per la riuscita dell'evento è stato svolto dalla cooperativa UT UNUM SINT e, in particolare, da Don Pietro Borrotzu e dalle educatrici Donata Mele e Marina Fancello, che con immensa dedizione e competenza hanno saputo accompagnare e gestire ogni fase e ogni delicatezza di questo complesso percorso.
Le tappe del viaggio sono state diverse. La prima tappa ha condotto il gruppo alla casa natale del Premio Nobel per la Letteratura. Qui, la guida Gianna Fois ha offerto un'esposizione ricca e coinvolgente, facendo rivivere la storia e l'opera della grande scrittrice nuorese. Proseguendo per le vie di Santu Predu, nella chiesetta di san Carlo per omaggiare la madre dell’ucciso di Francesco Ciusa, il gruppo si è ritrovato davanti alla Madonnina per poi salire verso il Monte Ortobene. Ai piedi della statua del Redentore si è vissuto un momento centrale di convivialità: il pranzo insieme. È stato proprio in questa cornice che ciascun partecipante ha potuto comprendere come le "strade che uniscono" non vadano intese semplicemente come un itinerario urbano, ma come veri e propri passi compiuti verso l'altro. In questo clima di aperto ascolto, Don Pietro Borrotzu ha offerto un'intensa interpretazione di una celebre frase dello scrittore Salvatore Satta nel romanzo del Giorno del Giudizio dove una frase di grande crudeltà «Tu sei qui solo perché c'è spazio». Don Borrotzu ne ha evidenziato la forza profonda: tutti noi occupiamo uno spazio importante e prezioso nella vita, un posto nel mondo che merita di essere riconosciuto e, soprattutto, condiviso.
La giornata è poi proseguita con la visita allo Spazio Illisso, alla scoperta dei grandi maestri che hanno segnato la storia dell'arte sarda e nuorese, per poi concludersi con un dibattito corale. Nel confronto finale, studenti, docenti, educatori ed ex detenuti hanno ripercorso a cuore aperto le emozioni e le suggestioni vissute durante la giornata. Dalle testimonianze e dalle riflessioni emerse nel dibattito finale sono stati tratti due pensieri guida che riassumono il senso profondo dell'esperienza:
«Ascoltare prima di giudicare: tra operatori della cooperativa, docenti e studenti ci sono età ed esperienze diverse, ma abbiamo condiviso lo stesso cammino. Il cammino annulla i ruoli e ci fa sentire tutti alla pari, a diretto contatto con la città e con la sua storia.»
«Anche di fronte alle situazioni più difficili, non bisogna mai rinunciare all'umanità. Il cambiamento è un traguardo, ma è il cammino stesso a essere fondamentale: un obiettivo che va dimostrato e costruito passo dopo passo.»
