Scuola e giustizia riparativa: Giulietta e Romeo nella comunicazione di genere

Ci sono sere in cui il teatro smette di essere semplice finzione e diventa uno specchio necessario, un ponte gettato sopra abissi che credevamo insormontabili. È quello che è accaduto sul palcoscenico dell'auditorium dell’IC. 3 Maccioni - Deledda, teatro dell’evento finale di un percorso straordinario sulla giustizia riparativa: un progetto che ha visto collaborare, fianco a fianco, “ospiti in regime di semilibertà e gli studenti delle classi 4°I e 4°P del Liceo Scientifico e Linguistico "E. Fermi.”
La serata si è rivelata un momento di un’intensità rara, un evento straordinario e vibrante di emozione, capace di toccare le corde più profonde del cuore di tutto il pubblico presente. Al centro, il capolavoro shakespeariano di Romeo e Giulietta rivisitato da Luigi Da Porto; a guidare la nave, la mano sapiente e sensibile del regista Paolo Floris. La riuscita di questo miracolo civile e umano non è stata casuale, ma il frutto di una sinergia straordinaria tra istituzioni, professionisti e docenti.
Un ruolo fondamentale è stato svolto dalla cooperativa UT UNUM SINT e, in particolare, dalle educatrici Donata Mele e Marina Fancello, che con immensa dedizione e competenza hanno saputo gestire ogni fase e ogni delicatezza di questo complesso percorso.
All’origine di tutto questo c'è la visione e il cuore di Don Pietro Borrotzu, che ha saputo tessere le fila e creare le condizioni affinché questa utopia diventasse realtà. Una realtà che ha trovato terreno fertile grazie alla lungimiranza e alla disponibilità della Dirigente Scolastica del Liceo, Mariantonietta Ferrante, la quale ha letteralmente spalancato le porte dell’istituto. Accogliendo la sfida di ospitare prove continue e permettendo un flusso costante e naturale di persone in semilibertà, ha trasformato l’istituto in un laboratorio di inclusione pura.
A coordinare tutto il lavoro all'interno della scuola, guidando i ragazzi in questo viaggio, sono state le professoresse Maria Lucia Deiana, Teresa Mattu e Luisa Ladu, fondamentali per la preparazione e la riuscita del progetto.
Il cuore pulsante della rappresentazione è stata la scelta, coraggiosa e poetica, di non avere un solo protagonista: sul palco si sono alternati diversi Romei e altrettante Giuliette. I diversi ruoli si sono frammentati e moltiplicati tra gli alunni della 4°I e 4°P e gli altri partecipanti, offrendo una coralità straordinaria. Questa scelta ha permesso di esplorare a fondo la comunicazione di genere, dimostrando che le fragilità, le passioni, le paure e i desideri non appartengono a un singolo individuo, ma sono universali. Le parole di Shakespeare sono diventate la chiave per decodificare il presente e scardinare quei linguaggi tossici che alimentano i conflitti quotidiani.
La giustizia riparativa si è fatta carne e legame su quel palco. La freschezza degli alunni e il bagaglio complesso dei vissuti degli ex-detenuti si sono fusi in un’unica voce, dimostrando che l’incontro, il riscatto e la comprensione reciproca sono possibili.
La distanza tra "dentro" e "fuori" si è completamente annullata nell’emozione condivisa di una performance tesa, fluida e incredibilmente toccante. Gran parte del merito va alla regia di Paolo Floris e alle musiche bellissime di Pierpaolo Vacca, capaci di orchestrare un gruppo così eterogeneo senza mai cadere nella retorica, restituendo al teatro la sua funzione più alta: quella di rito collettivo, di catarsi e di educazione emotiva.
Un evento indimenticabile che lascia il segno, un esempio luminoso di come la fiducia e la cultura possano, pezzo dopo pezzo, riparare il mondo.
